Skip to content

Lost in translation

Sai mantenere un segreto? Sto organizzando un’evasione da un carcere. Mi serve, diciamo, un complice. Prima dobbiamo andarcene da questo bar, poi dall’albergo, dalla città e infine dal paese. Ci stai o non ci stai?

 

Nicola è venuto a trovarmi, in un periodo in cui ha bisogno di adrenalina nel sangue, nel cervello. Non gli basta il lavoro, il gruppo in cui suona. Non gli bastano le donne, non gli è bastato il lancio con il paracadute. Ieri aveva voglia di surfwake.

Contrariamente a me, che ho talvolta la sensazione di avere fin troppa vita addosso, troppe persone che non vorrei aver conosciuto e con le quali mi sono aperta, troppe cose che mi succedono e mi riempiono, mi stravolgono, mi succhiano e mi sbattono, sciupandomi e facendomi sentire bisognosa di cure e di un nido, lui invece é alla ricerca di forti emozioni, che gli facciano passare l’ansia.

Adrenalina contro l’ansia.

Comico.
Mi basta un pensiero al mio viaggio in India, mi basta mettere il piede soltanto al di là del cancello dell’ospedale, mi basta persino essere in auto e sentire da dietro arrivare un’autoaumbulanza a sirene spiegate, che ogni ansia mi passa.
Io, io, non ho alcun diritto di farmi venire l’ansia per cose non veramente importanti.

Viaggiare apre la mente, qualche volta rasserena il cuore.
Ho imparato a cambiare mentre viaggio per lavoro.
Viaggiare per lavoro con un gruppo di venti persone non parlanti inglese che saranno invitate a dare un giudizio su ogni mio spostamento e su ogni mia parola, rende il mio comportamento minimale. E’ come se tenessi il fiato per dieci giorni e mi compiaccio pure del grado di pulizia dei miei pensieri in quel periodo, come se stessi mantenendo una posizione yoga. E ormai dormo bene dappertutto, persino meglio che a casa.
Eppure non è niente di che, non faccio il medico, non salvo il mondo, non chiudo bilanci di multinazionali.
Vero, architetto? Tu che leggi e che mi hai conosciuta in viaggio, che pensi?Il mio autunno prevede una prima tappa a Tokyo tra meno di un mese. Poi tornerò a casa e la cosa più bella sarà sentirmi dire da chi mi vuole bene: “Bentornata!”

Soundtrack: Sometimes My Bloody Valentine

11 Comments

  1. in fondo lo capisco il tuo amico… quando hai l’ansia che ti toglie il fiato, la devi rimpiazzare con qualcosa di altrettanto forte che te la tolga dalla mente, dalle ossa, dai polmoni o finisce per soffocarti…

    e sinceramente, a me sentire un’ambulanza manda in panico: da che parte arriva, è vicina o lontana, è sulla mia corsia o l’altra, dove accostare, rallentare quando, mettere o no la freccia per accostare, ci passa in questo traffico?

  2. Concordo sino ad un certo punto col tuo ragionamento, nel senso che ciascuno di noi nasce e cresce in un posto specifico in questo mondo, e quel posto ha una sua “normalità”. La nostra normalità è essere ansiosi perché arriviamo in ritardo ad un appuntamento, la normalità indiana è essere ansiosi perché non hai da mangiare.
    Questo discorso può essere facilmente confuso con qualcosa di estremamente superficiale, per cui ti prego di cercare di andare oltre le apparenze. Stare bene con noi stessi, inseriti nel contesto in cui viviamo, è la cosa più importante che possiamo e dobbiamo fare, per cercare di avere le energie che ci consentono di andare oltre la quotidianità. Fai bene a restare “sospesa” come in una posizione yoga, ma non “colpevolizzarti” per qualunque cosa. L’ansia è normale, anche se non ha senso, vista in un contesto allargato. E’ normale perché per quanto si possa essere spirituali, per quanto si possa essere distaccati, alla fine viviamo una quotidianità in cui la maggioranza delle persone che frequentiamo condivide certe ansie, ed è estremamente difficile non farsi contagiare. E allora l’esercizio è di cercare di andare al di là, ma non perché ci sono gli indiani, non perché c’è un ospedale, non perché c’è un’ambulanza. Ma perché è giusto cercare. Cercare risposte. Non è importante trovarle. E’ importante cercarle. Come non è la meta, ma il viaggio.
    Vabbè.
    Vaneggiamenti di una mente disturbata.

  3. Un livello di maturità da preservare, ti sentirai sempre a casa ovunque andrai. 🙂

  4. M2 M2

    Qualcuno affermava che l’evasione del prigioniero è un sacrosanto dovere, in tutto e per tutto opposta alla fuga del vigliacco. E se si può evadere con un compagno di prigionia, piuttosto che avere un mero complice, direi che l’evasione è ancora più imperativa.
    E non sarebbe un viaggio se non ci fosse il ritorno e la certezza di quel “bentornata”.

  5. è proprio quando l’ansia – solo al pensiero di non raggiungere un alto livello di adrenalina da stress (da cui sei dipendente) – diventa troppa e ti logora, che suona la campana e finisci per prenotare un biglietto con data di rientro flessibile per le Antille 🙂
    Pensieri lontani, ora. Stamattina alla domanda del mio ex capo “come stai?” ho risposto che potrebbe anche cadermi il mondo in testa e mi sposterei solo un po’ più in là per evitare di impolverarmi. Non so se ci siano soluzioni intermedie per raggiungere livelli d’ansia e adrenalina equilibrati, io ne ho scelta una drastica e posso garantire che funziona.

  6. Scribacchina Scribacchina

    Ti leggo e mi convinco che dovrei iscrivermi a un corso di yoga… giusto per imparare a digerire diversamente le emozioni, particolarmente quelle negative. Se ti avanza uno spazio in valigia mi ci infilo, tanto peso poco e non disturbo… Tokyo potrebbe anche piacermi 😛

  7. andreadue andreadue

    Kerouac diceva che bisogna partire ed andare, dove non si sa ma bisogna andare. Le persone insicure non viaggiano, hanno paura di perdere i propri ristretti punti di riferimento. Io credo sia necessario farsi guidare dalla pancia per essere liberi, lasciarsi coinvolgere dalle emozioni, dalle situazioni del viaggio; vivere d’intelletto, per chi comunque ne dispone, è limitante. E tu ne hai visti di viaggiatori che potevano pure starsene a casa. E che vivono rinchiusi, al riparo dalle emozioni troppo forti. Fai buon viaggio 😉

  8. r. r.

    Sono d’accordo, la cosa più bella sarà “bentornata”.

    Sai, dopo circa un anno che ti conosco (poco) e ti leggo (molto), sono quasi certo che sei tu quella che cerca le emozioni forti. E poi ti lamenti di trovarle. Ma va bene così, tu sei questo, e a me piace. Davvero.

  9. Maky Salim Maky Salim

    פוסט נהדר. המשך כך!

  10. “Un uomo solo che guarda il muro è un uomo solo. Ma due uomini che guardano il muro è il principio di un’evasione”. (Jack Folla)

    Io non sono un tipo che si fa prendere dall’ansia, solitamente almeno, tendo ad innervosirmi e a prendermela con il mondo (ma in pratica mi capita solo durante le attese e quando guido), sarà anche un atteggiamento poco maturo, ma sapessi come vivo tranquillo…

  11. RiVerso RiVerso

    Credo che nessuno abbia il diritto di farsi venire l’ansia per le cose che non sono davvero importanti. Mi è piaciuto molto questo post, il desiderio di evadere ad ogni costo per “evadere” da se stessi è una sensazione che non mi appartiene… di solito sono ansioso quando non vedo la mia gatta rientrare la sera, ma è un’ansia “buona”, che non logora, e che si spegne appena la vedo con la coda dritta e le mie labbra in automatico dicono “Bentornata”.

Rispondi

Scroll Up
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: