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Here: scrittori che parlano di libri

 

Non posso non comunicare a tutti voi che devo a Nick Hornby la – per ora – più bella scoperta di questa estate: i Pavement.
Mi sto innamorando di una canzone dopo l’altra come se fossero uomini supereroi che faranno l’amore con me per poi lasciarmi dopo poche ore.
Solo che la musica normalmente non ti lascia, se tu non vuoi.
C’è tuttavia da considerare che quei guastafeste dei Pavement hanno deciso di lasciarsi nel 1999, molto prima che io avessi coscienza di loro e potessi vederli in un concerto.

Here è strepitosa.
Ha tutto quello che ha avuto questo blog recentemente e forse anche qualcuno di voi.

A                            E6                                    Dmaj7
I was dressed for succes, but success it never comes
A                            E6
And I’m the only one who laughs, at your jokes when they are so bad
Dmaj7                                                                 A
And you jokes are always bad, but they’re not as bad as this.
E6                                                                    Dmaj7
Come join us in a prayer, we’ll be waiting, waiting where
A
Everything’s ending here.
D                                           E                                              A
And all the sterile striking it depends an empty dock you cast away
D                                                          E                                         A
And rain upon you forehead where the mist’s for hire if it’s just too clear
D                            E                          A
Lets spend out last quarter stance randomly
D                       E                    A
Go down to the outlet once again

Se pensate di diventare famosi con il vostro prossimo romanzo, smettete di votarvi a Santa Rita e raccogliere rose da essiccare in vasi a stelo che tenete in cucina: in tv ho appena visto scorrere un sottotitolo che informa che dopo Masterchef il mondo potrà godere anche di un Masterpiece.
Evviva.

Comunque, tornando ad Hornby e ai Pavement, ho un’altra dichiarazione da fare: ho finito Sono Tutte Storie.
Ecco, io Hornby lo leggo sorridendo parecchio e con la matita in mano: ci sono così tante citazioni di personaggi da approfondire che mi diverte non solo per quanto è ironico, ma anche per gli spunti che mi dà. I miei libri di Nick Hornby sono segnati di punti interrogativi e faccine sorridenti quasi fossero il diario del liceo.
In questo libro sono riassunti un anno di post scritti da Nick Hornby, pubblicati nel 2010-11 sul Believer, rivista d’arte e letteratura, su cui egli tiene una rubrica di critica letteraria. Un po’ come Woody Allen fa sul Guardian.

Due mesi fa avevo dedicato le mie serate ad un libro in cui Alessandro Baricco scrive dei libri che ha letto: tantissime belle citazioni, niente matita per me, e il confronto ora mi viene.
Ok, n’altra cosa, non si possono far paragoni, lo so.
Però il pensiero a Baricco m’è venuto e mi sono detta che la sensazione è che il nostro avesse dovuto dimostrare qualcosa.
Con Hornby non è affatto così: lui ti dice mese per mese quali libri ha comprato, ma poi non è detto che legga quelli. Dice che ci va da uno psicoterapeuta, parla più volte dello sbattersi la moglie sul materasso e cita Bob Marley, Mick Jagger – il quale disse che Sympathy for the Devil era ispitata a Il Maestro e Margherita, ricordiamocelo – o i Pavement, parlando dei libri che ha letto, ovviamente.
Baricco m’ha lasciato ben in testa che invidia il solitario autoerotomane, ma anche premio Pulitzer, Philip Roth e che gli piace da matti Marcel Proust.
Mi sono fatta l’idea che Baricco si fa di musica sinfonica e jazz, ma non west cost jazz, jazz quello noioso, non di rock, rock proprio no.
E su questo, uccidetemi, o voi che amate il jaaazz, e poi date le mie ceneri a Fa che sa cosa farne, non a Vale, perché lei ha due gatti.

Soundtrack: Pavement – Here

Ps. Per dovere di cronaca, con viva e vibrante soddisfazione, ho appena finito di leggere Snob di Marcel Proust: l’ho trovato noiosissimo, nonostante la bella copertina viola e la signorina Violante del primo capitolo.
Poi per riprendermi ho letto Le intermittenze della Morte ( Josè Saramago ), che comicamente era pieno di lettere dalla busta viola e una decina scarsa di citazioni di Marcel Proust, il quale si raffigura la morte come una donna grassa vestita di nero.
E tutto ciò mi ha fatto venire in mente che anni fa avevo avuto anche l’idea di comprare e poi leggere Come Proust può salvarvi la vita ( Alain de Botton ).

10 Comments

  1. Eh, la faccenda della tradizione letteraria che sempre dice, ma adesso davvero non parla più secondo i valori linguistici del nostro mondo e certe belle forti voci strindeti della contemporaneità. Mi trovi parecchio d’accordo su Baricco. Ma nonostante tutto “Non buttiamoci giù” di Hornby non mi ha esaltata per niente. Proverò con la tua segnalazione.

    • ro ro

      Ciao! L’avevo letto anche io anni fa “Non buttiamoci giù” e mi era piaciuto anche se non l’avrei messo tra i miei preferiti. Quanto a “Sono tutte storie” anche questo non è un libro da cinque stelle, a parer mio, ma è più divertente di altri. Se parli bene inglese puoi comunque leggere degli articoli di Nick Hornby sul Believer online e farti un’idea prima di comprare il libro.

      • “Non buttiamoci giù” è a mio parere tra i peggiori dell’autore inglese.

        Hornby aveva scritto anche un altro libro in cui parlava di libri… “Una vita da lettore”. Ganzissimo.

        • ro ro

          Forse l’ho letto in un periodo in cui mi andava di leggerlo. L’ho trovato piacevole. Ad ogni modo è chiaro che non è un romanzo, ma una raccolta di post.
          Grazie per il suggerimento che terrò in considerazione, non avendolo ancora letto.

  2. io leggo Topolino quindi mi astengo dal commentare…..

    • ro ro

      Piace molto anche a me Topolino!

  3. M2 M2

    La canzone non mi è piaciuta, per fortuna il gruppo si è sciolto. Proust era nato il giorno sbagliato, ma sono certo che avrebbe partecipato a Masterpiece.

    • ro ro

      Ah ah ah! Però poi fammi sapere se ti sono piaciuti!

  4. Dai Pavement a Wish I was here | FarOVale Dai Pavement a Wish I was here | FarOVale

    […] ma soprattutto un paio di (per me) capolavori quali “Frontwards” e “Here”, constatazione di un fallimento (nella loro […]

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