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Il piano: il tour americano

Anche se fuori fa freddo qui è l’ultimo dei nostri pensieri. Siamo lì, in piedi, a guardare avanti. Tu fai su e giù, a ritmo, alzandoti solo sulle punte e la testa che balla e la voce che canta, anche se non si sente, perché ci sono centinaia di voci, compresa la mia, che in coro fanno uscire da dentro, dal profondo dei polmoni, dello stomaco, il cuore. Le bocche sono grandi, gli occhi sorridono, i capelli ondeggiano, le magliette sudano. E la musica è un potente abbraccio, un cerchio che ci unisce tutti, ci avvolge ed esplode, come il sole quando lo senti forte su tutte le parti del corpo. Ogni tanto ti volti verso di me, ogni tanto, continuando a far di sì con la testa, ci voltiamo insieme e io faccio vedere tutti i miei denti, ugola compresa, e sono felice molto molto di più di sempre e tu mi guardi ridendo e cantando. Anche tu sei felice e anche Eddie sul palco.

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Il letto è grande, più di quello di casa mia e anche di casa tua o della casa di un italiano medio. Alla reception ho fatto tutto io, perchè sono talmente abituata a far la guida all’estero che mi scorre nelle vene prendere in mano la situazione. Tra me e me però mi dico che quando avremo più confidenza lascerò fare a te, e poi tu sei più simpatico. Lì tra quattro mura e un bagno la situazione è un po’ imbarazzante, ma c’è sempre l’ipotesi di dormire testa a piedi, come da ragazzini. Tu infatti mi dici che se poi decidiamo di fare così è meglio che io mi lavi bene e mi guardi le scarpe da ginnastica, che assomigliano alle tue, ma le mie sono molto più logore. Io, che non do affatto per scontato che tra noi poi possa nascere qualcosa di fisico, sono agitata e sbatto qui e là, poi però sono così felice che mollo tutto lì e ti dico: “Usciamo?”, perché abbiamo solo due giorni e i miei occhi e i tuoi hanno fame. Tu parli poco e fai, invece. E ogni tanto giochiamo: io inizio a cantare una canzone e tu la continui; poi facciamo altro; poi fischietti tu e io continuo. E va avanti così da quando ci siamo incontrati. E ridiamo, perché io sono molto più schiappa di te e così la melodia me la ricordo ma il titolo no, però anche tu con l’inglese sei un po’ una frana perché storpi le parole e continuiamo a ridere.

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Penso che sono partita all’alba dall’aeroporto vicino a casa. Non ho dormito affatto stanotte perché non stavo nella pelle e così ho l’aspetto di una tossica, nonostante il fondotinta e il correttore. Chè vorrei essere una di quelle acqua e sapone, ma ho ereditato la pelle di mio padre e quindi è meglio se mi trucco. Oh, sono felice. L’aeroporto di Roma è il solito vecchiume e c’è sempre odore di cibo che arriva dal bar: prima sono brioche e cappuccini, poi panini e focacce. Forse potrei prendermi una Coca-Cola. La Coca-Cola io la associo ad una cosa da bimbi: non la bevo mai, solo ogni tanto, come per il giorno di festa. Tipo ieri in ufficio, ma non ero in festa, volevo solo sentirmici.
Cavoli, ti vedo. Chissà se tu mi hai vista. Ho il cuore nelle orecchie, potresti sentirlo anche tu: una batteria. Ecco, il panico, ma ce la posso fare. Meno male che prima in bagno mi sono lavata le ascelle di nuovo e mi sono profumata. Che non mi sento figa abbastanza, questo è il mio primo pensiero. Il secondo è che sono stata veramente folle e il terzo è che sono strafelic,e perché tu sei stato pazzo quanto me a venire, perché forse siamo fatti simili.

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Avevi avuto un momento in cui hai pensato: “Sarò stronzo fino in fondo e non ci vado, oppure mi porto la mia ragazza”. Avevi pensato che lei non avrebbe apprezzato affatto. Ma poi qualcosa è cambiato nei mesi scorsi e non c’hai pensato due volte. Così e basta.

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Ti suona il telefono: portineria. “C’è una cosa per lei. Scende a prenderla?”. La situazione è anomale perchè non aspetti fiori da nessuno. Non sei ancora morto. Però con tutte le conoscenze che hai fatto, specialmente ultimamente, di mezzo, qualche pazza potrebbe esserci. Speri che non sia niente di brutto, come un pacco bomba. Poi ti dici che, se deve essere, meglio allora che sia al lavoro e tra te e te ti chiedi in quale ufficio aprire il pacchetto. Be’, non nel tuo ufficio. O forse sì, perché le tue due colleghe sono al caffè, sono in ferie, sono che non ci sono. Scuoti la busta, ma non troppo. Quando la apri trovi un’altra busta più piccola e la apri: è un biglietto per un concerto dei Pearl Jam, in autunno, negli Stati Uniti. Qui ti esce un’esclamazione, ti esce ancora.
Apri anche l’altra busta: c’è un biglietto aereo. A parte che sei felice e che continui con le esclamazioni tipiche, ti chiedi da dove arriva e poi te ne sbatti, come si suol dire, perché la cosa ti piace un sacco. Devi prendere ferie, ok, le prenderai.

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Divano. Divano bianco, otto, anzi nove di sera. Un’altra giornata piena di niente che sia qualcosa che mi interessa veramente. Ho un sacco di punti accumulati sui voli. Ho soldi a sufficienza per fare quello che mi piace, ma ho anche te che mi rimbombi dentro e che mi dici che non mi devo mettere nelle condizioni di essere rifiutata. Ho la lista delle date del nuovo tour dei Pearl Jam davanti. Ho nelle orecchie la voce calda e profonda di Eddie Vedder, che ogni volta che l’ascolto e che penso a lui su un palco mi dico che mi piace così tanto che lo mangerei, lo vorrei dentro, lo sento dentro. La musica è qualcosa di unico. La musica, quando la trovi o lei trova te, sai che ci sarà per sempre. E penso che se qualcuno sente quelle note, quell’insieme, come le sento io, allora è come nel film che ho visto l’altra sera, come il sillogismo di Ipazia, che diceva che se ci sono tre persone, uno assomiglia alla prima, l’altro assomiglia alla prima, allora l’uno e l’altro sono uguali.

Date Tour Pearl Jam 2013 : http://pearljam.com/tour

28 Comments

    • ro ro

      Grazie.
      A me piacerebbe avere il coraggio di prendere quel biglietto, quei biglietti. Grazie per il link. Io di immagini, di musica, ne avevo troppe in testa.

      • Daniele Daniele

        Ok, mi hai già risposto.
        La canzone che ho messo è commovente.
        Sarò in Florida a fine novembre ma quei bastardi sono dall’altra parte degli USA.

    • Daniele Daniele

      …che è un pezzo… … nessun pezzo… vabbè italiano orrido.
      Ho dimenticato di chiederti: ma davvero hai ricevuto un biglietto per un concerto e quello aereo? Cavolo, che regalo meraviglioso!

      • ro ro

        No, non l’ho ricevuto. Però una volta ho ricevuto Assassin’s Creed in ufficio. E più di una volta ( sono una donna fortunata ) dei meravigliosi fiori.

        • M2 M2

          Non l’hai ricevuto ma l’hai fatto, o ho capito male?

          • ro ro

            No, non l’ho fatto.

            • M2 M2

              Ok, ho capito. Ma se mi permetti… il sillogismo di Ipazia suona bene, ma in effetti una persona uguale a noi non ci serve, perché non può darci quello che ci manca. Ho tagliato un pò con l’accetta, eh, scusami.

        • Daniele Daniele

          Strano regalo Assassin’s Creed (che conosco solo per averne visto la pubblicità). La cosa andrebbe indagata.
          Regalare fiori non è nelle mie corde. Oddio, a 20 anni un paio di volte l’ho fatto, ma dovevo farmi perdonare qualcosa che ora non ricordo.
          Ho un romaticismo tutto mio.

  1. dunque qui è mescolata realtà e racconto o è tutto racconto, qualcosa che vorresti accadesse?

    • ro ro

      Elenuccia, ma ti ci metti pure tu con i due ingegneri qui su!

      • eh sì… mi hanno messo la pulce nell’orecchio!

  2. Uno dei regali più belli che mi abbiano mai fatto è stato proprio il biglietto di un concerto. Era per quello dei Radiohead e l’esclamazione non è uscita quando ho aperto la busta, è rimasta dentro ed era ancora più forte. Un biglietto è per sempre.

    • ro ro

      Uno. Chissà come sarebbe se fossero due. Certo, 2 non so se è un numero che ti piace.

  3. Perbacco! Questa è letteratura, è uno stralcio bellissimo di te. Non esagero, finora è il pezzo di letteratura più affascinante che abbia incontrato nel 2013.
    Grazie per averlo postato =)

    • ro ro

      🙂 letteratura è decisamente eccessivo. E’ però un pensiero che ho, ecco.

      • Suvvia, non farmi diventare odioso. Lasciami la mia idea riguardo al tuo post ;P
        Sei stata brava, hai scritto bene una cosa bella!

        • ro ro

          :*

  4. Scribacchina Scribacchina

    Pezzo veramente bello, ma mi ha lasciato con l’amaro in bocca: forse ho l’alzheimer, ma nessuno mi ha mai regalato un concerto (nessuno di importante, intendo).

    • ro ro

      Grazie. E pensa, potrebbe succedere domani…

  5. Mi piace il 23, il mio numero preferito. Sarebbe un bel gruppo.

    • ro ro

      Sì, sarebbe forte! Tutti a lavarsi i piedi!! 🙂

  6. Franz Franz

    Stavo facendo un giro fra alcuni dei blog che seguo, con costanza inversamente proporzionale alla carenza cronica di tempo a disposizione.
    E questo tuo racconto mi ha catturato dall’inizio alla fine (anzi… dalla fine all’inizio! 🙂 ) per la sua straordinaria immediatezza e forza evocativa.
    “E la musica è un potente abbraccio, un cerchio che ci unisce tutti, ci avvolge ed esplode, come il sole quando lo senti forte su tutte le parti del corpo.”
    Di un’espressività semplice, lineare, potente.

    Un saluto.

    • ro ro

      Grazie. Avevo chi mi ispirava.

  7. A BREVE ESCE L’ALBUM NUOVO!!!!!!!

    Non vedo l’ora, la canzone in anteprima mi gasa!!!

    Molto carino il post! 🙂

    • ro ro

      Grazie. Anche io ne ho voglia.

  8. Cristopher toph Caietti Cristopher toph Caietti

    Regalai dei biglietti per un concerto dei Sigur Rós per farli conoscere a qualche amico e amica. Quei concerti me li ricorderò come i più belli.

    • ro ro

      Bravo!! Splendida idea!

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