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Una vita. Un post breve.

Abbiamo una sola vita. A meno che voi non crediate in reincarnazione o seconde possibilità. Non considero neanche inferno e paradiso. Quello che c’é è questo. Quello che abbiamo a disposizione é qui.
Uno sola vita.
Settecentomila ore, per una vita media, se non ho sbagliato i conti.
Di queste ore una buona parte hanno deciso per convenzione debbano essere dedicate al lavoro. Sono certo che fra molti anni guarderemo a questo sistema come ad un sistema barbaro. Più o meno come adesso guardiamo alla schiavitù. 8 ore al giorno di lavoro, quando va bene, sono un’infinità.
Sono tantissime soprattutto se consideriamo che le ore che ci restano dobbiamo dedicarle a occupazioni diverse, a piaceri diversi, a persone diverse. E ogni volta dobbiamo fare una scelta.
Se decido di vedere un film non parleró con te in quelle due ore, non farò l’amore, non leggeró un libro, non ascolteró un disco. Se quel film è un brutto film mi chiederó se non fosse stato meglio fare l’amore o anche solo parlare con te.
Qualche giorno fa discutevo con un paio di mie care amiche di questo. Partendo dal fatto che mi sto sicuramente perdendo un sacco di buona musica. Sto perdendo un sacco di buone letture. Sto perdendo un sacco di ottime amicizie. Per pigrizia, per mancanza di tempo. Perché la vita porta a fare scelte che non ci consentono di tenere tutto in piedi contemporaneamente. Alla faccia del multitasking.
Una vita non basta. Per i film, per i libri, per i dischi.
Per le persone.
Ma abbiamo questa.
E mi pare più che ragionevole usarla al meglio per godere di quello che abbiamo.

Questo post é scritto da uno smartphone che funziona a sua discrezione. Abbiate pietà.

49 Comments

  1. Spesso ci si concentra troppo su ciò che non si ha, piuttosto che su ciò che si ha. E questo vale soprattutto per le cose immateriali, specificamente per i sentimenti. E non parlo solo di amore, parlo di empatia, parlo di lunghezza d’onda, parlo di amicizia. Che è un termine molto abusato. Io ho tantissimi conoscenti, gli amici si contano con le dita di una mano, forse una mano non basta ma due sicuro. E per me gli amici sono un invariante, sono persone che io magari non sento per due mesi e quando ci sentiamo è come se ci fossimo visti la sera prima. Perché c’è il feeling. C’è l’empatia. C’è la profonda conoscenza reciproca. E allora, in quei momenti, quando realizzo che sono due mesi che non ci sentiamo, non mi concentro sui due mesi in cui non ci siamo sentiti, ma sulla telefonata in corso, sull’appuntamento per quando ci vedremo.
    E piuttosto che circondarmi di conoscenti, preferisco star da solo. Certo bisogna star bene con se stessi. E questa è una bella ricerca da intraprendere, per tutti.
    Bel post.

    • Fa Fa

      Hai centrato il punto: feeling, empatia, profonda conoscenza reciproca.
      Anche io non ho centinaia di amici. Ma non credo a chi sostiene di averli, quei cento amici. Perché quella empatia si crea con pochi, per fortuna.

  2. Casca proprio a fagiolo tra i pensieri della mia vita, intendo in uno spazio esatto anche per profondita’.

    • Fa Fa

      Ne sono felice.
      Adoro condividere sensazioni, pensieri. 🙂

  3. Daniele Daniele

    Dai lo smartphone ha fatto il suo sporco lavoro, ti ha solo incasinato le “e” accentate.
    Detto questo, cacchio quello di cui hai scritto è un vero dramma. Un dramma sottile al quale siamo ormai assuefatti.
    Quello che detesto di più è dovere fare selezione di persone, ma come te non posso farne a meno.
    Per ora ho raggiunto un buon equilibrio: riesco a frequentare tutte o quasi le persone che vorrei frequentare. Ma sono sul filo del rasoio, come il Fantozzi che deve prendere l’autobus: basta che si strappi una stringa delle scarpe ed è fottuto.

    • Fa Fa

      Ovviamente il post nasce come riflessione sul comportamento delle persone. Di una, in particolare. Sugli accenti, ti dirò, non vado neanche a correggere, anche se adesso ho a disposizione un pc. Glielo devo, al povero smartphone. In fine dei conti è stato bravo. 🙂

      • Daniele Daniele

        In effetti non ho posto invece l’accento (appunto…) sul tema più importante che hai sollevato: la barbarie di lavorare ALMENO 8 ore al giorno.
        Il resto è conseguenza.

  4. ludmillarte ludmillarte

    eeh allora il mio smartphone gli fa compagnia 😉 discrezionalmente lavorano o fanno pausa, temporeggiano, loro… fa chi può! il nostro sistema è assolutamente barbaro, lo penso già da un po’ e più si va avanti, più mi pare che ci imbarbariamo anche noi nell’unica sola vita. e se ci reincarnassimo nei futuri smartphone? 🙂

    • Fa Fa

      Vedrai che fra cent’anni gli orari di lavoro saranno più umani.
      Faranno i film su di noi e i nostri discendenti si chiederanno: “ma come facevano a non scendere in piazza e ribellarsi?”.

  5. r. r.

    Riflettevo sul lavoro e sulla nostra attuale condizione, e poi sul fatto che film, libri e dischi sono il frutto di molte ore di lavoro, oltre che degli autori, registi, musicisti stessi, anche di un sacco di altra gente (sottopagata) della “filiera”, la stessa cosa vale per un concerto, pensa a quanta organizzazione c’è dietro.
    Poi mi giro, verso il passato, imbeccato da te, e vedo condizioni e qualità di vita assurde, léggi barbare, dalla schiavitù alla negazione del diritto di voto per le donne, dalla discriminazione razziale o regionale a inqualificabili standard sanitari, pensa che, cazzonesò, nel medioevo si campava di media trent’anni, io ero mediamente morto cinque anni fa… E l’aver messo a posto tutta questa roba (e molto altro) è stato il frutto di tante ore di lavoro di sindacalisti, politici, studiosi, scienziati, filosofi, statisti e altra (sottopagata) gente.
    Ora, invece, penso al tuo smartphone che, per quanto sfigato possa essere, ci ha permesso di leggere queste tue profonde righe, penso al web che c’ha permesso di azzerare distanze, barriere e tabù e, alla fine, ti dico che la nostra attuale società forse non è così male, forse dovremmo solo cercare di vivere bene la nostra (allungata aspettativa di) vita e (ti cito) “usarla al meglio per godere di quello che abbiamo”.

    P.s. te l’ho mai detto che ti stimo?

    • Bachelorette Bachelorette

      Ma te quanta gente stimi oggi?

      • r. r.

        Guarda, lo devo ammettere, ero convinto che il post lo avesse scritto rO, una svista, il ps era per lei. Ma il commento sarebbe stato lo stesso, gran bel post!

        P.s. a Fa non è che non lo stimi, eh! Ma non ho la confidenza per dirglielo in quel modo cretino…

        P.s.2 tu trovati un marito!

    • Fa Fa

      In ogni caso, r., grazie.
      Per quello che hai scritto, che condivido.

      • r. r.

        Grazie a te, sono felice tu condivida.

  6. Sarà per questo che si muore quasi mai col sorriso tra le labbra?

    (oggi il mio capo mi ha detto che sono un problema, che non riconosco la sua autorità, che rispondo male, che non faccio squadra, che senza di me si “lavora più fluidi” e che sarebbe meglio per tutti se provassi a fare qualcosa di diverso. Per crescere professionalmente, inteso. Gli ho risposto che se il mandarmi a cagare nasconde una nuova opportunità di crescita, preferisco morire di costipazione, visto il trattamento di merda)

    • Fa Fa

      Non hai idea di quanto io possa capire la situazione lavorativa. Massimo rispetto per la simpatica risposta al capo.:))

  7. d’accordissimo una barbaria 8 ore di lavoro….
    ora sto ascoltando rain song dei led zeppelin assolutamente consigliata per farci anche all’amore. un bel sistema per essere piacevolmente multitasking e non quel tipo di multitasking al quale pensava il mio ex capo… non so se mi sono spiegato porta pazienza i dj sono fatti così…. tanx!!!!! 😉

    • ro ro

      Mitico!!

    • Fa Fa

      Grazie a te mi son fatto un bel giro tra i live dei LZ soffermandomi su alcune splendide acoustic version. Spettacolo.

      • Fa Fa

        Ti dirò di più. Più guardo Jimmy Page con la sua Ovation e più mi vien voglia di suonare. Magari proprio una Ovation. :))

      • E mi sa che il tour acustico l abbiamo fatto quasi contemporaneamente… Bellissime quelle versioni live!!!!

  8. Charles Bukowski aveva fatto un calcolo simile al tuo. Aveva osservato come, al netto delle otto ore lavorative, al netto del tempo speso a raggiungere il lavoro, del tempo speso a fare mestieri vari (es: cucinare, riordinare), contando otto ore circa di sonno…a una persona media restassero (tutto’ora, aggiungo) circa …30 minuti per sé al giorno!

    A questo punto mi ricollego al tuo calcolo e posso affermare, tuttavia sempre insicuro della mia matematica d’opinione, che in tutta la vita solo il 5% è destinato a noi stessi (circa 36450 ore su 700000).

    Il 95% è impiegato in altro. Meglio non indagare.
    Ho già perso troppo tempo per oggi 😉

  9. Fa Fa

    Ma stare qui a commentare con voi le quattro righe scritte più su è un modo intelligente di passare la serata? Dovrei impiegare il tempo in maniera diversa?
    A me piace stare qui. 🙂

  10. Bel post e si allinea con i miei pensieri di questi giorni.. Sarà la vita da expat che ti fa riconsiderare affetti e lavoro ma mi sono messa in testa che voglio una qualità della vita migliore.. pensarlo è già un buon inizio.. Ora bisogna capire come metterlo in pratica! 😉

    • Fa Fa

      Ecco. se tu riuscissi a definire “una qualità della vita migliore”, sarebbe molto facile. Il primo passo è comunque fatto. 🙂

  11. PMJ PMJ

    Bellissimo post, hai toccato uno dei problemi fondamentali della vita (anche mia, credo di un po’ tutti).
    Non ho purtroppo letto tutti i commenti che il tempo (neanche a farlo apposta) è tiranno. Facevo lo stesso ragionamento (un’infinità di volte, ma l’ultima delle quali) qualche giorno fa, in occasione del mio compleanno. Giustamente, il compleanno fa sempre pensare allo scorrere del tempo…
    da un mese o poco più ho di fatto cambiato lavoro, e sono tuttora in una fase di “training” su ogni cosa, che occupa molte ore… inevitabilmente… mah, non lo so.
    Quel che mi pesa è che poi – per forza – devo anche dormire quelle 7-8 ore la notte! Non che mi dispiaccia, ma quando penso che un terzo della mia vita l’ho passato dormendo, ci resto troppo male.
    E comunque è impossibile esserci per tutti.
    Si fa già fatica con quei pochi (veri) amici. Si fa fatica con noi stessi. E poi ci sono cose per le quali vorresti essere presente, ma basta un imprevisto e non potrai più esserci. A volte mai più.

    Siccome non ricordo più dello stream di cose che ho scritto, il riassunto è: “Grazie dei pensieri, mi hai fatto frullare un po’ di cose in testa!”
    PMJ

    • Fa Fa

      I pochi veri amici, a mio modestissimo parere, sono quelli per cui vale la pena rinunciare ad altro. Proprio perché sono rari. Bisogna però decidere per chi vale la pena far rinunce.

  12. Un giorno entro in classe e vedo uno scolaro con la faccia parecchio stralunata. Dico, cosa c’è? Dice, ho fatto un conto. Quale? Professoressa, ma si rende conto che se vivrò fino a settantacinque anni ne avrò passati venticinque a dormire?!
    Beh, anche quello è un calcolo parecchio sconfortante, effettivamente. Meno male che io a dormire ne ho passati sì e no un quarto.

    • Fa Fa

      A me, professoressa, capita quando parto all’alba per un qualsiasi motivo. Mi ritrovo alle 8.30 ad aver già letto, ascoltato, annusato, visto. E mi dico che dovrei dormire tre ore a notte.

      • Io per decenni – non per scelta – ho dormito molto meno di tre ore. E’ un vantaggio, perché si riesce a fare un sacco di cose in più, però in compenso se ne esce coi nervi parecchio scartavetrati (anche per via delle cause che ti impediscono di dormire). Sto recuperando un po’ di sonno adesso che sono in pensione, e mi posso permettere di seguire i miei ritmi naturali: andare a letto alle sei-sei e mezza di mattina e svegliarmi a mezzogiorno-l’una. Ma anche se dovessi vivere fino a novant’anni, resterei comunque al di sotto della media. E nonostante tutto devo dire che non mi dispiace.

  13. ubik ubik

    pietà accordata 🙂

    • Fa Fa

      Com’è umano lei. 🙂

  14. ubik ubik

    Ah! Il problema di risolve con le relazioni: amici e critici (cioè gente che per professione ha gli strumenti per s/consigliare) aiutano ad evitare le perdite di tempo in fatto di libri e film, oltre che musica…

    • Fa Fa

      Vero, gli amici aiutano.
      C’è anche chi pensa che gli amici siano la perdita di tempo, ma questa è un’altra storia.

  15. Al netto della (purtroppo) differenza di età, condivido in pieno.
    Magari avresti potuto essere meno integralista, e prendere atto che si può parlare, vedere un film, e fare l’amore contemporaneamente (se l’iPad è acceso anche dare un’occhiata alle email, ma capisco che qua non siamo al circo).
    Di tutto quello che hai detto, mi pesa particolarmente la lettura.
    Ho fatto un calcolo, tristissimo, degli anni presunti che mi rimangono, e a occhio e croce posso leggere circa 500 libri, ancora (se mi licenziano forse arrivo a mille, ma mi si creano altri problemi).
    E allora: quali scelgo? quali lascio fuori? posso morire senza aver letto Joyce? E Fabio Volo?
    Io ti stimo, Fa.

    • Bachelorette Bachelorette

      Sì, puoi morire senza aver letto Fabio Volo.
      Considera che, anzi, potresti morire leggendolo.

    • Fa Fa

      Sei la terza persona in pochi giorni che mi dice che mi stima.
      La prima aveva sbagliato persona e non ce l’aveva con me.
      Tu mi conosci grazie ad un aperitivo in cui forse si sarebbe potuto evitare il terzo giro.
      La terza persona, l’unica che mi conosce davvero, ha avuto il buon senso di dirmi “ti stimo. E adesso vedi di andartene un po’ affanculo”.
      Mi sembra un bottino interessante. 🙂

      Parlando di cose serie: questo Joyce non so chi sia, immagino un nuovo giovane scrittore che scrive libretti brevi e poco impegnativi da leggere sotto l’ombrellone, ma Fabio Volo è irrinunciabile. Non si muore senza almeno un Fabio Volo.

      Lavo i miei panni sporchi in famiglia:
      Faletti ce l’ho (più di uno, lo ammetto).
      Volo ce l’ho (uno e solo uno. Era troppo anche per me).

      Ho espiato con Dostoevskij. L’idiota.
      Ero in vacanza in Croazia e le giovani slave mi guardavano in modo strano.

  16. Finora sono riuscito a vivere, senza leggerlo. Ho il mio attivo un Faletti, ma chi non ha scheletri nel suo armadio?

    • Si chiami tosto un esorcista. Faletti. Esci da questo corpo!
      😀
      (ce l’ho anche io un Faletti all’attivo… era il primo… ma io dall’esorcista ci sono andato però!!! :D)

    • ro ro

      Io ho Moccia….

  17. 😀
    Dai…chi è che non ha un errore del genere al suo attivo? una giornata di noia, il regalo di una fidanzata a cui tieni, le insidie del marketing..
    Io ho espiato con Anna Karenina.

    • ro ro

      E se io espiassi con Bulgakov?

  18. Ce l’ho, ma attendo di leggere l’ultimo di Crepet, per non sprecarlo

  19. 3 ore al giorno dedicate al lavoro, non una di più. Questo sarebbe l’ideale.
    Ho letto che in Kirghisia fanno così 😉
    C.

  20. Vabbè, visto che siamo in clima di confessioni imbarazzanti, io ho letto Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro. E sapete una cosa? Non mi è neanche dispiaciuto (ok, ok, adesso vado a frustarmi da sola).

  21. e pensare che io trovo sollievo all’idea che nelle prossime vite potrò essere un sacco di “altro da ora”.
    Intanto sì, è un peccato perdersi tutta quella gente, quei respiri, quelle musiche, quei colori, quei viaggi, quell’amore, quelle danze, quei fiori, quel tutto.
    Che ansia -.-

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