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Hearts on earth

Ho un’amica che fa la psicologa. Chissà cosa direbbe del post che sto per scrivere.

Ho due amici. Tre ok. Uno è il lavoro, una è la salute e l’altra è l’amore. L’amore è il mio alter ego. Il lavoro ha problemi perché non ha autostima, non regge a interminabili riunioni fuffa, durante le quali non viene neanche interpellato quando c’è un giro di tavolo. La salute è sempre sempre in movimento, da una parte all’altra a prendersi microbi, pure nelle sale d’attesa del medico, dove sì, forse può incontrare una volta su mille un uomo quarantenne prestante, ma mediamente sono vecchietti con il respiro ansimante e le mani sporche. Ché non si lava tanto la gente di una certa età, si sa.

Il mio alter ego oggi mi ha detto che è incinta. Il mio alter ego ha due lauree, va d’accordo con suo fratello chitarrista, ama suo padre e ha conflitti con sua madre. E’ sposata con B., il mio alter ego, e vive felice tra webdesign e gelati. Ha avuto un aborto, che le è costato tanti sogni spezzati, un lettino senza il fiocco sopra, tanto male, pianti e soldi. Io le ho dato un po’ di lavoro, al mio alter ego. E le voglio bene. Altro non so se potevo farlo.

Penso sempre che la vita abbia una bilancia. Una strana bilancia a tre bracci, con salute, amore e lavoro. Dove una cosa porta via o equilibra l’altra.

Oggi ho incontrato il rag. B.
E’ ingrassato. Ma il mio sguardo si è intenerito vedendolo arrivare dal fondo del corridoio e mi sono messa una mano sulla bocca, imbarazzata. Abbiamo parlato per mezz’ora. Lui dice che sono “particolare”, non che sono bipolare, che ho del male dentro, che faccio delle cattiverie gratuitamente, che sono isterica e psicopatica, come aveva detto non so quando il dott. R.
Insiste che dovrei scrivere un libro sulla mia vita. Io gli dico che non ne ho nessuna intenzione. Che certe cose vorrei rimuoverle invece, dimenticarle. E ora mi viene da piangere a pensarci. Del libro me l’aveva detto anche Nicola. Sì, da anni me lo dice. E io darei fuoco in un caminetto a tutti i miei diari. Già non sopporto più questo blog.

Così gli chiedo: E tuo figlio, Andrea, quanti anni ha ora, due? ( Andrea, l’avrei chiamato anche io, Andrea, nostro figlio, o un mio figlio, anche con qualcun altro, dopo il rag. B. )
Lui: Quattro.
Io: E cosa ho fatto io negli ultimi quattro anni?
Lui: Hai fatto carriera.

Ecco, ho fatto carriera.
Non chiedetemi se era questo che volevo, perché della carriera io francamente me ne infischio.

Credo che parlare a tutti delle cose più care, scriverle su un blog, scriverci un libro, dirle a tutti tutti appunto, sia un modo per sciuparle. Ci sono cose che vanno tenute per sé, per come sono fatta io. Ma siamo tutti diversi. Questo post è un’eccezione a quelli che scrivo di solito. Io per non leggere cose troppo private, che mi fanno star male, mi sono appena cancellata dall’iscrizione ad un blog.

A seguire FarOVale oggi ci sono 274 persone, probabilmente interessate ad altro. Ma il sottotitolo è Hearts on earth, no?

Soundtrack:
Tricky – Overcome
Tricky – You make me wanna die
Portishead – Glory Box
Massive Attack – Protection

22 Comments

  1. siccome anche il mio è un heart on earth, faccio un po’ come mi pare, senza esagerare – siccome questo è il Tuo posto – e ti scrivo qui, per ringraziarti.
    Grazie per aver raccontato un frammento così colmo di Vita.

    • rO rO

      Il fatto che qualcuno mi ringrazi per aver scritto di me mi mette un sorriso sul viso. Ecco, adesso sono io grata a te 🙂

  2. Ciao rO…
    Anche io ho un mostro dentro di me. Lo tengo a bada e sto diventando più forte per liberarlo e farlo fuori una volta per tutte.
    Ti abbraccio perchè la sofferenza che provi un po’ la capisco. Ciao!
    Ah! Sii forte! Perchè possiamo cambiare per noi stessi. Io ne sono l’esempio vivente.

    • rO rO

      C’ho messo un po’ di tempo ma bisogna che te lo dica: non ho mai pensato di avere dei mostri dentro io. Ti auguro che il tuo sparisca presto, anche se fosse adorabile come Sulley!
      Ciao!

      • Ti porterò la sua testa. 😉
        Ciao!

  3. Alice Alice

    ci rifletto spesso, se scrivere su un blog delle cose più care, sia un pò sciuparle.
    ma in realtà non credo sia così, anzi.
    chi non ci ascolta, passa oltre senza che gli rimanga nulla.
    per tutti gli altri invece è l’incontro dei sensi e questo è il bello.
    tanto più nelle cose più care.
    si gioisce e soffre insieme.
    A

  4. Grazie, è molto bello

  5. Daniele Daniele

    È vero, forse scrivere delle proprie cose in un blog un po’ le rovina. Se non altro perchè la nostra bellissima lingua, per quanto ricca, non avrà mai tutte le sfumature necessarie ad essere adeguata al compito.
    Io non scrivo molto di me, ma quelle poche parole che nascondo “tra le righe” mi aiutano, sono uno sfogo alle inquietudini che ognuno di noi ha.
    Inoltre, condividendo questo pezzetto di vita, hai fatto di più: hai permesso a tutti gli inquieti che hanno la voglia di leggere di sentirsi in comunione con te. E a volte fa davvero bene.
    Per cui, nel dubbio, fallo di nuovo.

  6. Penso che il blog serva proprio a scrivere cose che stanno a cuore, ma c’è modo e modo. Scrivo quando ho bisogno di tirare fuori qualcosa, di svolgere qualche pensiero ingarbugliato e molto spesso non do la chiave di accesso a tutto quello che c’è tra le righe.
    Molti momenti però vanno vissuti e basta.

  7. un blog dovrebbe essere un posto in cui, prima di tutto, ci si sente liberi.
    sentiti libera di dire, fare, scrivere quello che ti pare. almeno, qui. 🙂

  8. M2 M2

    Sono d’accordo su alcune cose. Non sono d’accordo su altre. E il tasto non mi piace non esiste. Non offro pacche sulle spalle, ma una Paulaner Kristallklar e bretzel a volontà.

    • rO rO

      Vada per i Bretzel! La Paulaner però non mi piace proprio. Faccio parte di chi adora e beve praticamente solo birre scure o rosse.

      • M2 M2

        E’ che avevo voglia di bretzel… ti passo una Chimay Grande Rèserve allora.

        • rO rO

          Questa mi piace! Hai un negozio di birra? ( argomento perfetto per le cinque del mattino per altro )

          • M2 M2

            No! Sarei già morto di cirrosi epatica 🙂
            Sul mio blog c’è la lista di quelle che ho assaggiato, serviti pure, “virtualmente”. Di rosse e scure, specie belghe d’abbazia, ce ne sono diverse.

  9. 274 persone probabilmente interessate ad altro, probabilmente hanno letto, probabilmente hanno laikato, probabilmente non hanno commentato. Non sai mai se quello che trovi scritto è frutto di fantasia, schizzofrenia o semplicemente un estratto del reale. E’ scritto e l’abbiamo letto. Niente libro, solo blog. Va bene così. Un bel post, prende allo stomaco, vero, diretto. Un bell’estratto di vita, ci si riconosce nell’attuale. Un bel racconto, stimola la fantasia nell’essere ora B. ora R. ora FarOVale. Ma siam solo lettori. E probabilmente siam stati attratti dal titolo del post. A proposito.. Com’era che si chiamava?
    Un saluto 🙂

  10. rO rO

    Forse dovrei replicare, per non apparirvi arrogante nel mio silenzio, ma ho qualche difficoltà. Ho aggiunto però un po’ di canzoni in calce al post. Grazie per avermi scritto la vostra opinione.

  11. Qui ci sono molte più cose di te di quante ne abbia letto altrove.
    Mancano solo i Pearl Jam.

    • rO rO

      E’ un puzzle e cambia spesso. Non pensi mai che non siamo mai la stessa persona di un giorno prima?

      • Lo penso ogni giorno.

  12. Leggo un po’ tardi questo post, ma le mie parole credo valgano sempre -e d’altronde non suonano mica nuove: ognuno ha una parte che difficilmente spiattellerebbe su un blog o in giro. Una di quelle parti -di quei mostri, se vogliamo- che in un libro sarebbero narrate in terza persona.
    Ed io, a soli vent’anni, me ne porto dietro almeno uno della stessa portata di cui ho appena letto. Perciò, che dire?
    Grazie per esserti aperta anche se con sacrificio, anzi: ancora di più proprio per questo.
    E certi pesi, nostri o che ci sono stati abbandonati sulle spalle, ogni tanto hanno davvero bisogno d’aria per lasciar respirare noi.

    • ro ro

      🙂

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