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Dal diario del Grosso: accadde una notte

Ho quasi cinque anni di vita e, modestia a parte, sono uno splendido esemplare di gatto a pelo lungo, soprannominato “il Grosso”. Vivo con mia sorella, di cui forse vi parlerò un’altra volta, in una piccola casa di umani.

Gli umani sono una femmina e un maschio, apparentemente della stessa età, ma non ci potrei  giurare… lo sapete, vero, che l’età umana si misura in maniera diversa da quella felina?

La femmina, che si ostina a riempirmi di baci dicendo “vieni a farti fare le coccole dalla mamma” deve avere dei seri problemi con la sua identità, ma ho sempre evitato di dirglielo per non  turbare il suo fragile equilibrio psichico, visto che in lei c’è del buono. Per esempio è quella che fornisce la manducanza , e questo è un indubbio punto a suo favore. Il vitto non sempre è conforme ai miei gusti: tutto troppo sciapo, insulsi croccantini, per lo più. Ho cercato di esplicitare le mie preferenze dimostrando interesse per l’aceto balsamico e la senape, ma l’umana non sembra avere colto.

Il maschio è più inutile nella gerarchia familiare, ma è piuttosto simpatico, specie quando cerca di inventare nuovi giochi per divertirmi ( non riuscendoci). Eppure ho provato, vi giuro che ho provato a spiegargli… ho parlato per delle ore indicando un punto del soffitto per fargli capire che lì avrei gradito fissasse un nuovo giochino penzolante, ma lui niente; mi guardava perplesso e basta. Razza primitiva che non sono altro.

Ho anche a disposizione degli spazi esterni recintati per quando c’è bel tempo o per quando desidero uscire a guardare la neve che cade.

I servizi non sono doppi, purtroppo, ed io e mia sorella ci dobbiamo spartire un’unica cassettina. Colpa mia, prima di scegliere la casa di questi umani non mi sono informato di quante lische aveva sulla “Guida felina del lieto alloggiare”. Ormai ci sono e mi ci sono anche un tantino affezionato, a dire il vero.

Tutto trascorreva tranquillamente fino a quella notte. Ero uscito per fiutare l’aria. Prima della neve l’aria ha un profumo speciale, irresistibile. Me ne stavo tranquillamente accucciato tra i gelsomini quando ad un tratto un’enorme orribile creatura alata dagli occhi gialli si è posata sulla rete che delimita i miei possedimenti. Io sono un eccezionale cacciatore, inutile che ve lo precisi, ma quella sera avevo già mangiato, stavo facendo la toeletta e non avevo alcuna intenzione di sporcarmi le zampe. L’inopportuna creatura ha continuato a fissarmi. “Un po’ di educazione, santo cielo! – le ho detto- non sa che esiste la privacy felina?”. Niente da fare. L’ottusa creatura ha continuato imperterrita a sgranare i suoi enormi occhiacci. Ovviamente non mi intimidiva affatto. Era semplicemente un grosso fastidio. Ho quindi deciso di rientrare nei miei possedimenti, sicuro che l’impiccione non avrebbe potuto oltrepassare la mia tecnologica gattaiola. Ho atteso con impazienza che se ne andasse e dopo un’ora sono uscito di nuovo. Non potevo crederci. Era ancora lì, osservava tutte le mie azioni. Ora, come vi ho già detto, io e mia sorella ci spartiamo un’unica cassettina ed è già un fastidio fare i turni per accedervi. Ma provare a espletare le proprie funzioni con qualcuno che ti osserva proprio no! Mi rifiuto! Sono un felide educato, io. Ho frequentato i migliori ambienti!

Appena rientrato ho protestato vivamente con gli umani “esigo che il bagno venga posto ove io possa espletare con la dovuta privacy!”. Gli umani non hanno capito. Per il prossimo Natale devo decidermi a comprare il vocabolario felino-umano e metterglielo sotto l’albero.

A quel punto ho preso una decisione. Toccava far comprendere agli umani che mi era impossibile usufruire dei servizi all’esterno e che sarebbe stato indispensabile mettere la cassettina all’interno, al riparo, quindi, da sguardi indiscreti. Ho usato l’unico modo che funziona con gli umani: l’ho fatta sul tappeto del bagno. E poi ho anche avuto la cura di richiuderlo su se stesso. L’ho detto che sono un gatto educato, dovevo pur coprirli in qualche modo, i miei bisogni.

Gli umani non hanno capito e non hanno apprezzato. Strepitavano come impazziti.  Da quel che ho visto, l’umano maschio deve anche aver accidentalmente pestato i miei bisogni.

Mica è colpa mia se il loro olfatto non funziona.

In ogni caso, come prevedevo, alla fine hanno portato la cassettina all’interno. E io ovviamente ho ricominciato ad usarla. Era tutto molto semplice, per un gatto. Secondo me invece loro si stanno ancora chiedendo che cosa può essere successo. Vorrei vedere loro come si sentirebbero a fare i bisogni osservati.

10 Comments

  1. RiVerso RiVerso

    Questo post lo adoro. 🙂 Grazie!

    • Vale Vale

      Grazie a te! Riferirò il tuo commento anche al Grosso. Spero non si monti la testa! Come tutti i felini è sensibile alle lusinghe 😉

  2. aaahh… ecco perché fissano il tetto! complimenti, veramente… gradevole.

    • Vale Vale

      Grazie! 🙂

  3. rO rO

    Oh, mi pare di vederlo!! :))

    • Vale Vale

      Eh sì! Tu che lo conosci sai come si pone, vero?!

  4. Daniele Daniele

    Che ridere!
    Bellissimo davvero: i gatti sono proprio così come li hai descritti.
    Io adoro quando ti guardano come se tu fossi un cerebroleso, cercando di trasmetterti con la telepatia i loro desideri.

    • Vale Vale

      Che a pensarci bene, siamo davvero cerebrolesi per certe cose! Grazie per i complimenti!

  5. posto mitico, e da oggi tu e il Grosso avete due fan in più: me e Lagattabigia ovviamente (che ringrazia il Grosso perchè certe cose ha provato anche lei a spiegarmele, ma io sono dura di comprendonio….) ps. mi hanno regalato un ottimo libro sul gattese… “L’alfabeto gatto” di M.Cirinnà e L.Carrone. da lì ho capito qualcosa in più :*

    • Vale Vale

      Wow! Bene! 🙂 grazie della dritta sul libro, lascerò un appunto al Grosso, nel caso lo voglia acquistare

Comments are closed.

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