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Piccola città, bastardo posto

Capita che io ne abbia le palle piene. Capita spesso, in effetti. In quelle occasioni esco dall’ufficio, mi infilo le cuffiette come un adolescente, e cammino. Aiuta.

Lavoro in una città sufficientemente piccola (o sufficientemente grande, dipende da dove la guardi) e in pochi minuti ne raggiungo il centro a piedi. Ha caratteristiche tali per cui mantiene comunque e sempre, ai miei occhi, un certo qual fascino. E ha molta acqua. Ponticelli, mulini, angoli di verde. L’acqua, è noto, nobilita come il parmigiano e il burro nella mantecatura del risotto.

Nel tragitto incontro molti adolescenti all’uscita da scuola. Mi chiedo spesso se sia il caso di averne invidia. Poi penso alle ansie da interrogazione di latino, il lunedì mattina. Poi penso alle ansie da primo innamoramento. Poi penso alle ansie da rendiconto ai genitori. Ansie. Mi fate pena, altroché.

Nella mia città hanno messo una giostra nella piazza centrale. Proprio sotto alla torre, proprio davanti al palazzo storico, fra la pizzeria e il negozio di intimo. Sta ferma lì tutto l’anno e qualche bambino la sfrutta il sabato o la domenica. La giostra dei cavalli. Io certe cose non le capisco. Le trovo bizzarre. Saranno mica parenti del sindaco?

C’era una libreria, nel corso centrale. Ce ne sono altre, ma quella era storica. Poco tempo fa, nel mio camminare, mi accorgo che al posto della libreria adesso c’è una profumeria. A me piacciono le profumerie. Trovo che se le persone le frequentassero con maggiore convinzione sarebbe tutto un po’ migliore. Questo è un pensiero che mi compare in testa soprattutto quando frequento palestre (capita di rado) o anche solo mezzi pubblici. Non è tanto la profumeria. E’ la sensazione che ti lascia veder sparire una libreria.

Qualche giorno più tardi ho scoperto che la libreria c’è ancora. Solo un po’ più in là. Che il corso principale, penso io, non se lo possono più permettere.

Nell’ipod: Piccola città – Guccini

7 Comments

  1. Anche senza aver letto il titolo, non c’era dubbio, leggendo, che stavi ascoltando quello… 😉

  2. Vale Vale

    Concordo in pieno sull’ansia dell’adolescente. Non tornerei mai indietro!

  3. italianamentescoretta italianamentescoretta

    ” È la sensazione che ti lascia veder sparire una libreria.” […]

    Non so a te, a me fa effetto anche veder sparire i piccoli negozi di alimentari…
    Quelli con la signora cicciona dietro al bancone, che poteva essere nostra nonna, con tutto quel profumo di pane, pizza, olio, mortadella ed olive, che poi è il profumo di qualcosa che non c’è più, che è cambiato, sotto i colpi dello “sviluppo”, della mondializzazione, del presente, del futuro…
    Però, ecco, a me quel profumo manca.
    Ché nei grandi supermercati non è lo stesso.
    Ché la signora cicciona non c’è più.

    Solo per dirti che, hai ragione, veder sparire una libreria ti lascia una sensazione un po’ così… ehm… malinconica?

    Buona giornata.
    r.

  4. Fa Fa

    @allegria colonna sonora ineluttabile 🙂
    @italianamente sì, malinconia, disillusione.
    Condivido il pensiero sui profumi. L’ipermercato non ha adore. Se ce l’ha, non è piacevole. La cicciona dietro al bancone poi, grande immagine. 🙂
    @littlepretty ti ringrazio, ne sono felice.

  5. littleprettyflower littleprettyflower

    Leggevo e immaginavo di camminare anche io per le stesse strade. Questo post ha un grande potere evocativo, davvero bello!

  6. Tornerei indietro SOLO se potessi rimanere un trentatreenne inside, se no col cazzo. Troppa fatica per ottenere.. cosa? Anche se rispetto ad allora ho chiuso molti usci all’avventura, e un po’ dispiace.

  7. Fa Fa

    “Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta. Ma la gente che ci andava a bere, fuori o dentro, è tutta morta. Qualcuno è andato per età, qualcuno perché già dottore e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera…ed è una morte un po’ peggiore”
    @Francesco Grazie della citazione, che me l’ha fatta riascoltare.

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