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Un tipo millessei. Cinque porte.

Tempo fa percorrevo la statale 53 a notte fonda a bordo della mia amatissima Tipo millessei bianca, 5 porte (aveva anche un prodigio della tecnologia che permetteva di fumare in macchina tenendo il finestrino parzialmente aperto senza bagnarsi. Genialità che non esistono più, borghesi del cazzo). Era quello che si dice un usato sicuro (‘sticazzi).

Improvvisamente la Tipo partorì un rantolo nel buio, un piccolo gemito di dolore: nonostante il mio piede fermo sull’acceleratore la piccolina cominciava a rallentare, rallentare, rallentare. Un altro scossone e ancora giù, giù, giù, i giri del motore continuavano a diminuire, e poi niente, morta.

Feci appena in tempo  buttarmi in una stretta laterale, uno dei tanti accessi ad una delle tante zone industriali. Pochi metri più in là due signorine ridevano di me e mi apostrofavano nel loro buffo modo di parlare. “Sciaubeluuu”. Mi dissi, quella volta, che potevo tollerare tutto, davvero, ma le zoccole che mi prendevano per il culo no. Dai, porca troia.

Qualche mese dopo o prima, ho una pessima memoria, mi trovavo a bere un ottimo sauvignon francese, che oggi preferirei italiano, in uno di quei locali alternativi  per persone alternative. Uno di quelli che si sforza di essere alternativo e di avere una clientela alternativa ma che non rinuncia per questo a farti pagare una paccata di soldi per una cenetta frugale a pane e salame (cenette alternative). Quella volta, dicevo, uscito dal locale e salito sulla Tipo Millessei, non ottenni risposta. Morta ‘n’altra volta.

Cominciavo a dubitare di lei, capite? Quante volte devi farti lasciare a piedi, anche metaforicamente, se siete di quelli che devono trarre grandi lezioni dalle storie, per iniziare a dubitare di un amico, di un amica, di un collega? Quante volte? Scuotevo la testa, guardavo per terra, iniziavo a non fidarmi. E non è divertente se cominci a non fidarti di un auto in cui hai fatto l’amore molte volte (auto così non le fanno più, non c’è un cazzo da fare), un auto che ti ha portato in mezza Italia e che ti ha fatto girare tutta la Corsica, per dire. Ti ci affezioni.

Poi capita che cambi auto e va tutto bene, bisogna voltare pagina, bisogna guardare avanti. E anni dopo, molti anni dopo, anche lei, che è auto di nuova generazione, che gli hanno fatto la pubblicità con il cielo azzurro e tutto il resto, che è nera e non bianca, anche lei, dicevo, ti lascia a piedi.

Lo vedi? Ti dici. Non era mica colpa sua. Son tutte uguali. Succede così. Si chiama obsolescenza programmata.

4 Comments

  1. pornoscintille pornoscintille

    E’ colpa tua: sei feticista. Le auto vanno cambiate con la frequenza con cui si cambia donna (questa è una tale stronzata che se qualcuno si offende dico che è di Oscar Wilde.)

    • Fa Fa

      Oscar Wilde, non era forse noto per la sua passione per l’auto, no??

      • pornoscintille pornoscintille

        Si classificò bene in una gara di Formula 3000, infatti. Poi si mise a scrivere a lasciò perdere i motori.

  2. La macchina del sesso | FarOVale La macchina del sesso | FarOVale

    […] a 25 anni ho fatto spesso l’amore in macchina. Avevo una pessima auto usata che aveva come unico enorme merito quello di essere sufficientemente spaziosa e , cosa ancor più […]

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