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Strategia Blue Ocean

La strategia Blue Ocean è qualcosa di relativamente recente, perché il libro omonimo è stato pubblicato da W. Chan Kim and Renée Mauborgne nel 2005, anche se i due scrivono a riguardo almeno da fine anni novanta. Il maestro koreano e la bionda allieva, che sicuramente erano fans di Matrix e si sentivano un po’ Neo, hanno descritto un oceano rosso e uno blu, cioè quello del mercato – industria esistente e quello ancora da scoprire.
La strategia Blue Ocean suggerisce di non seguire il Bianconiglio, di non seguire nessuno, ma di prendere la pillola blu e di scoprire quanto è profonda la tana. Punto centrale del libro è il valore dell’innovazione: l’oceano blu è creato quando un’azienda produce innovazione, in servizi, prodotto, consegne, cioè nel mktg mix, per chi sa di che sto parlando, e questa innovazione crea allo stesso tempo valore per chi compra e per l’azienda.

Ora, innovare è praticamente la cosa più difficile che ci sia, ma Kim e Renèè, che, diciamolo, pure loro hanno fatto i soldi mica innovando ma parlando di qualcosa già visto, sostengono che per arrivare lì non bisogna guardare i propri concorrenti. A guardali ci si allinea e il tuo Blue Ocean non lo vedrai mai. Anzi, rischi di finire in qualcosa molto simile all’isola di spazzatura presente sul Pacifico. Niente Bianconiglio insomma, niente guide, devi fare da te.

Questo post vuole essere uno spunto di riflessione per chi si porta il lavoro a casa e pensa che nel suo approccio di marketing alla vita è magari abilissimo nell’attrarre e conquistare il cliente, manco fosse un prodotto civetta fatto uomo, capace quindi nel far testare l’oggetto o l’azienda e poi è un disastro nella fidelizzazione. E’ il caso di rimanere ancorati ad uno studio e miglioramento del prodotto, alla sua presentazione e comunicazione al pubblico come se vivessimo in un servizio di Vogue oppure dimenticarsi di tutto e vedersi in un blue ocean? Sicuramente in questo dovremmo considerare il nostro target cliente. Perché quanti Keanu Reeves ci saranno ragionevolmente in un desolato blue ocean?
A sentire il vecchio Kim, Apple ha fatto così: era un blue ocean il loro.
Io sono ancora perplessa.

Soundtrack: Jack Johnson – Go on ( surf video ) 

One Comment

  1. Sarei d’accordo con Kim, ma non parlerei di Apple, bensì di Steve Jobs. Lui è il visionario, lui è quello che ha visto il Blue Ocean e l’ha perseguito insistentemente e incessantemente, a tutto tondo, a 360°. Partendo da una concezione differente di PC, proseguendo con una concezione differente di telefono. Scomparso lui, finito il Blue Ocean. Per lo meno sinora.

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