Skip to content

Panic. Hang the dj

La verità è una e una soltanto: sono un razzista. Stasera entra dalla finestra aperta al fresco serale una musica e una voce piuttosto sguaiata provenienti da un qualche parco nei dintorni che ospita un concerto di gruppi locali. Devo essere anche sufficientemente lontano e allora il mio pensiero va alle nonnine che sul quel parco hanno le finestre della camera.

La lontananza mi permette di tollerare serenamente il gruppo locale, che probabilmente ripropone classici di gruppi tutt’altro che disprezzabili – la sola idea che qualcuno decida di prendere in mano una chitarra elettrica mi sembra un buon punto di partenza – ma mi dà il La per una riflessione sulla mia totale incapacità di tollerare gusti musicali che non ritengo all’altezza. Io, fondamentalmente, discrimino.

Una mia vecchia fidanzatina, io 18 anni, lei 15, mi invitò a casa sua per il nostro primo incontro. Era una cosa a quattro, nel senso che si formavano quella sera due coppie (si chiama comodità, due amici, due amiche) e la serata fu anche piuttosto piacevole, se non fosse per un unico, drammatico, particolare: lei si era comprata questo disco. Ovviamente lei era molto carina e strinsi i denti, ma in altre circostanze avrei mandato a monte anche un matrimonio, per una tale caduta di stile e gusto.

Un’altra verità, va riconosciuto, è che il buon gusto musicale esiste in poche persone e che questa elite non può esprimerlo liberamente perché l’umanità vuole sentire cose come questa.

Fateci caso: in un bar, in una tabaccheria, in un qualsiasi ufficio dove siete entrati. Possibile che nessun amante della buona musica abbia mai aperto un bar? Eppure vi sorbite, come me, interi album degli 883 (true story) e standard italiani che invitano a lasciar andare barche, dove non si sa.

Mi piacerebbe aprire un bar. All’inaugurazione aprirei le danze con qualcosa del genere. Tutto l’album, tanto per non sbagliare. Il secondo giorno. Il terzo.

I giorni successivi diamo un taglio internazionale. Finché qualcuno urlerà “Hang the dj“.

6 Comments

  1. rO rO

    Come razzista mi pari un dilettante.
    Si potrebbe avere una descrizione del bar?
    Uno come quello del video dei Maccabees con ambiente fumoso, tutti giovani, birre?
    Io ci verrei subito se lo aprissi http://www.youtube.com/watch?v=8SJmWSWQgdM

    • Fa Fa

      Cercherò di rubare i segreti alla migliore.
      Si, il bar potrebbe essere una cosa così.
      Divani, tavolini bassi, birra, conversazioni intelligenti.
      Musica, chitarre, bassi, grancassa, rullante e gente rilassata.

  2. rO rO

    Lo voglio. Apri un bar e finiamola con queste cialtronate di lavori che facciamo!

  3. Sai cos’è? Nei gusti musicali molto spesso convivono passioni anche agli antipodi (e io mi sento presa in causa da me stessa).
    Ma c’è una differenza fra io che posto roba zarrissima in mezzo ad altre che suonano decisamente meglio all’orecchio rispetto ad una tizia come S.M. che ascolta solo robaccia (solo, accompagnandola da video di tronisti e dei Cesaroni, per farti capire il livello) e che rispecchia lo spettro culturale dell’italiano medio. Lieve, ma la differenza c’è.

  4. Bachelorette Bachelorette

    Eppure l’ultima canzone mi pare l’unica, tra le citate, che vorrei ascoltare in un bar in cui mi sento comoda.

    • Fa Fa

      Alcune cose le apprezzo io e non le apprezzi tu, evidentemente. Ma una canzone dura pochi minuti e si mescolerebbe a molte altre che ameresti. E la conversazione brillante, il divano comodo, la birra in bottiglia, la batteria, il basso e le chitarre, in un angolo, per un piccolo Live tra amici. Ci staresti comoda, nell’insieme.

Comments are closed.

Scroll Up
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: